Romanzi

Il giovane Holden

Il giovane Holden di J. D. Salinger.

Holden vive un periodo molto incerto della sua vita, è stato espulso dall’ennesimo college e mentre aspetta che il preside dia la notizia ai genitori, vaga per la città di New York degli anni ’50: incontra vecchie conoscenze e la sorellina Phoebe, ricorda esperienze passate e cerca di stabilire un piano per il suo futuro. Racconta in prima persona gli avvenimenti che gli succedono e i pensieri che essi scaturiscono nei pochi giorni di attesa.

All’inizio del romanzo il lettore viene catapultato in un flusso di pensieri, a volte sconnesso e un po’ caotico, ma che permette di capire chi sia Holden, mostrando senza filtri il suo modo di pensare e di vedere la realtà. Il ragazzo non è soddisfatto della sua vita, non vuole diventare un adulto come gli altri ma preferirebbe fuggire in un posto lontano e ricominciare da zero, senza essere appesantito dalle aspettative della società. Alcuni potrebbero dire che Holden cerca di evitare le responsabilità e non vuole abbandonare la sua infanzia: il passaggio dall’adolescenza all’età adulta è effettivamente difficile e credo che non si debba minimizzare le domande che Holden pone su di sé e sul suo futuro, perché sono il mezzo con cui il ragazzo cerca il suo posto nel mondo e sono determinanti per la sua vita.

La frustrazione di non rendere felici i genitori e di non riuscire ad adattarsi al college, insieme al ricordo della morte del fratello Allie, lo portano a uno stato confusionale che si ripercuote anche nella lettura. Infatti, fino alla fine mi sono chiesta dove Holden volesse andare a parare, sia con i pensieri sia con le sue azioni: questo è il principale motivo per cui l’ho letto velocemente e che mi ha incuriosito durante la lettura. Lo definirei un romanzo imprevedibile, che finisce improvvisamente come è iniziato. Ciò che mi ha lasciato un po’ perplessa è che nel finale non c’è la spiegazione di come Holden abbia risolto i suoi dubbi: forse l’esperienza drammatica che vive su di sé gli fa rimettere la testa a posto, o forse semplicemente è cresciuto.

Ho apprezzato molto la nota iniziale dell’editore, in cui viene spiegato che il titolo in italiano non corrisponde alla traduzione di quello originale. In più vengono fornite le motivazioni di questa scelta e la spiegazione dettagliata del significato del titolo scelto dall’autore, The Catcher in the Rye.

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