Romanzi

Nove C

Nove C di Dario Ricci.

Diego è un uomo ordinario che, dopo aver incontrato Giulia, si appassiona all’arrampicata. Perciò quando lei lo lascia, le montagne diventano per lui l’unica certezza della vita, un punto di sfogo e un luogo in cui avviare la ricerca di sé, cercando di capire cosa fare della propria vita.

All’inizio Diego mi è sembrato molto affranto dalla vita: il lavoro non gli piace e subisce gli ordini del capo senza reagire, affronta la rottura con la ragazza in modo disperato e non riesce a mantenere salde le relazioni successive. Di conseguenza, mi aspettavo una specie di cambiamento da parte del personaggio, qualcosa che gli permettesse di reagire di fronte al lavoro e alla fine della relazione con Giulia. Invece, le cose sono andate diversamente: Diego tenta in qualsiasi modo di evitare le responsabilità e cerca ancora incessantemente la ragazza. Sebbene il finale sia positivo, a una prima lettura non ho potuto apprezzarlo davvero perché mi è sembrato che non fosse stato esplicitato alcun processo di maturazione del personaggio. Tuttavia, dopo aver letto un’intervista dello scrittore trovata per caso su internet, ho capito che il racconto non vuole insegnare come ristabilire la pace interiore dopo un evento che può averci scosso, tutt’altro. Infatti, il costante rifiuto di Diego di fronte a una vita che non gli calza e non gli si addice non è ritenuto un difetto: quelle che credevo essere una fuga dalla realtà e un’ossessione per una ragazza, in realtà sono un invito dell’autore a ribaltare la vita che non ci soddisfa e a non accontentarsi.

“Giulia rappresenta per Diego, un’idea. Un’ideale. La ribellione verso un mondo che sente non appartenergli o che non gli è mai appartenuto. Qualcosa che gli si conficca tra le costole e che non riesce più a mandare via, nonostante la vita gli stia dicendo esattamente il contrario. Giulia è scostante, difficile a volte anche codarda, ma non è questo che importa. Credere ostinatamente nell’insolito, nell’immaginato quasi sempre più bello del reale, appartenere incondizionatamente. È o no un gesto rivoluzionario?”

Intervista su Leggere:tutti, 4/11/2019

Lo stile è particolare, composto da periodi brevissimi e poco articolati: l’intero romanzo narrato dal punto di vista di Diego è un susseguirsi di azioni e pensieri secchi, mirati. Non mi piace molto questo tipo di narrazione perché dopo qualche pagina mi pare monotono, tuttavia il libro è scorrevole.

In conclusione, sento di poter consigliare questo libro a dei lettori adulti e anche a chi non piace il genere romantico, perché effettivamente non è un romanzo rosa. A questo punto, auguro a chi leggerà questo racconto di rispondere all’unico dubbio che mi rimane tutt’ora: come capire quando e se fermarsi nella ricerca della vita che ci accontenti? Quanto sacrificare?

Ringrazio l’ufficio stampa Il Taccuino con cui collaboro e che mi ha permesso di leggere Nove C.

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